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LETTURE AUDACI - MARE MOSSO

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FORMAZIONE

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Da destra le giornaliste Alessia Zorzan, Sara Marangon, Giulia Arnaldi e Federica Zambrano che curano la newsletter Eroi del clima


Dopo averne già raccontato il percorso in un precedente articolo (leggetelo cliccando qui), torna al centro dell’attenzione il lavoro di Federica Zambrano, giornalista de Il Giornale di Vicenza, protagonista di un importante riconoscimento a livello europeo.

La newsletter “Eroi del Clima” è stata infatti premiata ai Digital Media Awards Europe, ottenendo il titolo di miglior newsletter europea. Un risultato che conferma la qualità di un progetto editoriale capace di distinguersi nel panorama dell’informazione ambientale contemporanea.


Un premio internazionale per il giornalismo digitale

I Digital Media Awards, organizzati dalla WAN-IFRA, rappresentano uno dei principali punti di riferimento per l’innovazione nel settore dei media. Il premio valorizza le realtà editoriali che riescono a coniugare qualità giornalistica e capacità di adattarsi ai nuovi linguaggi digitali.

In questo contesto, la newsletter “Eroi del Clima” si è affermata come una delle esperienze più significative a livello europeo nel racconto delle tematiche ambientali.


Informazione ambientale e narrazione

La newsletter, pubblicata da Il Giornale di Vicenza, si distingue per un approccio che unisce informazione e narrazione, con l’obiettivo di rendere accessibili e comprensibili temi complessi come la crisi climatica.

Non solo dati e analisi, ma storie, esperienze e testimonianze. Un formato che permette di costruire un rapporto diretto con i lettori e di mantenere alta l’attenzione su un tema spesso percepito come distante.


Un riconoscimento che conferma un percorso

Il premio europeo rappresenta una tappa significativa per un progetto che, nel tempo, ha saputo consolidare la propria identità editoriale.

Per Federica Zambrano si tratta della conferma di un lavoro già riconosciuto anche a livello nazionale, e che ora trova una consacrazione più ampia nel contesto internazionale.



Il ruolo delle newsletter oggi

Negli ultimi anni, le newsletter sono tornate al centro delle strategie editoriali, diventando uno strumento chiave per l’informazione digitale. La loro forza risiede nella capacità di creare un canale diretto, selezionato e fidelizzato con il pubblico.

Il successo di “Eroi del Clima” si inserisce proprio in questo scenario, dimostrando come anche temi complessi possano trovare spazio e attenzione attraverso formati mirati e curati.



Il riconoscimento ai Digital Media Awards conferma, ancora una volta, come il giornalismo ambientale possa evolversi e trovare nuove forme di racconto, mantenendo al centro la qualità e la responsabilità dell’informazione.



Un manifesto di resistenza umana nell’era delle macchine

C’è un filo sottile che unisce la stanchezza quotidiana che tutti sentiamo — quella che non passa con una notte di sonno — al mondo che ci circonda, sempre più automatizzato, connesso e veloce.
È su questo filo che cammina Matteo Pagliarusco nel suo nuovo libro, “La nostra ultima storia – Manifesto disperato di una specie che sta diventando obsoleta”, edito da Vela Viola Edizioni (collana Voci dal Mare).

Un’opera lucida, poetica e profondamente attuale, che ci costringe a fermarci per un attimo e chiederci: quanto siamo ancora umani in un mondo che ci chiede di non esserlo più?

Un libro che parla di noi

Pagliarusco affronta uno dei grandi temi del nostro tempo: la seduzione silenziosa dell’intelligenza artificiale e la stanchezza invisibile che colpisce chi cerca di stare al passo con un sistema che non dorme mai.
Il libro non demonizza la tecnologia — la osserva, la comprende e la mette a nudo — mostrando come essa ci stia addestrando, giorno dopo giorno, a pensare più velocemente ma meno profondamente, a creare di meno e a reagire di più.

Tra capitoli come “Il nuovo esaurimento nervoso”, “Velocità tossica”, “Opinioni prefabbricate” e “La noia come rivoluzione”, l’autore ci accompagna in un viaggio dentro la mente contemporanea, smontando con ironia e lucidità il mito della performance, dell’efficienza e dell’ottimizzazione a tutti i costi.

“L’intelligenza artificiale non ci sta conquistando con la forza,” si legge nella copertina, “ci sta seducendo con la comodità. Ci abitua a risposte immediate, a idee già pronte e a pensieri prefabbricati. Ci addestra a dimenticare come si crea, come si aspetta e come si sogna.”

Un grido dolce e disperato

La nostra ultima storia è un libro che parla al cuore e alla mente.
È un manifesto di resistenza umana, un invito a riscoprire la lentezza, la fragilità e la meraviglia dell’imperfezione.
Pagliarusco ci ricorda che sbagliare, annoiarsi, dubitare — tutti atti che la società digitale cerca di eliminare — sono invece ciò che ci rende vivi.

Nel suo stile diretto e poetico, l’autore intreccia psicologia, filosofia e antropologia, toccando corde che ognuno di noi riconosce: la fatica di stare al passo, la paura di essere sostituiti, il bisogno di silenzio in un mondo che parla troppo.

Un libro necessario

In un’epoca di intelligenze artificiali e vite automatizzate, La nostra ultima storia è un atto di coraggio.
Non è un libro contro il futuro, ma per il futuro dell’uomo.
Un promemoria potente: se il prossimo capitolo della storia sarà scritto dalle macchine, almeno l’ultimo — quello più autentico, fragile e pieno di errori — dobbiamo scriverlo con la nostra voce.


📘 Titolo: La nostra ultima storia – Manifesto disperato di una specie che sta diventando obsoleta
✍️ Autore: Matteo Pagliarusco
🏷️ Collana: Voci dal Mare
📖 Casa editrice: Vela Viola Edizioni
📅 Anno: 2025
📚 Disponibile su: su Amazon

“Non siamo qui per vincere contro l’IA.
Siamo qui per restare umani.”

 


 


Una giornata intensa di parole, pensieri e condivisione ha accompagnato l’11º Incontro degli Scrittori Berici, organizzato come ogni anno dalla rivista Il Basso Vicentino. L’evento, ospitato presso l’Enoteca da Cesare di Ponte di Nanto, ha riunito numerosi autori dell’Area Berica in un clima di autentica amicizia, confronto e amore per la scrittura.

Tra i protagonisti della giornata anche Matteo Pagliarusco, regista, scrittore ed editore, che ha presentato in anteprima nazionale il suo nuovo libro “La nostra ultima storia – Manifesto disperato di una specie che sta diventando obsoleta”, pubblicato da Vela Viola Edizioni all’interno della collana Voci dal Mare.

Un manifesto per restare umani

Il libro — che l’autore definisce “un pugno sul tavolo dopo una discussione troppo lunga” — affronta con lucidità e coraggio una delle più grandi sfide del nostro tempo: la progressiva disumanizzazione dell’individuo nell’era dell’intelligenza artificiale e della velocità digitale.

Pagliarusco esplora il tema dell’esaurimento invisibile che colpisce l’uomo contemporaneo, non più distrutto dal lavoro fisico, ma logorato da una stanchezza mentale costante, fatta di connessioni continue, iperproduttività e confronto con algoritmi che sembrano saper fare tutto meglio di noi.
Pagina dopo pagina, il libro diventa una riflessione filosofica, sociologica e profondamente umana su cosa significhi oggi restare vivi in un mondo che chiede di essere sempre connessi, efficienti e “ottimizzati”.

Con uno stile diretto, appassionato e a tratti provocatorio, l’autore racconta il nostro rapporto con la tecnologia come un lento addestramento alla perdita: la perdita della lentezza, della paura dell'errore, della fuga dalla noia e persino del pensiero critico. “Non è un libro contro l’intelligenza artificiale,” spiega Pagliarusco, “ma contro l’idea che dobbiamo diventare simili a lei per sentirci all’altezza.”



Tra filosofia, psicologia e poesia del reale

La nostra ultima storia è una sorta di saggio narrativo, un viaggio dentro le contraddizioni della contemporaneità, capace di mescolare linguaggio divulgativo e poesia, ironia e disperazione, filosofia e quotidianità.
I capitoli — dal “Nuovo esaurimento nervoso” alla “Noia come rivoluzione”, fino a “Opinioni prefabbricate” — analizzano con tono lucido ma empatico fenomeni come il burnout digitale, la colonizzazione del tempo, il tecnofeudalesimo dei social network, la dipendenza cognitiva dall’IA e la crescente difficoltà a distinguere il reale dal simulato.

Il risultato è un libro che non offre soluzioni, ma domande necessarie, un testo che non si limita a denunciare ma invita a resistere: rallentando, respirando, riscoprendo la lentezza come forma di libertà.

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Un incontro tra scrittori, idee e umanità

Durante la presentazione, Pagliarusco ha dialogato con gli altri autori presenti, condividendo riflessioni sul futuro della scrittura nell’epoca delle macchine e sull’importanza di difendere la voce umana in un panorama sempre più dominato da contenuti generati da algoritmi.

L’evento — che ha coinciso anche con la celebrazione del numero 500 della rivista Il Basso Vicentino — ha confermato ancora una volta come gli Scrittori Berici rappresentino un vero punto di riferimento culturale per il territorio, un luogo dove la scrittura torna a essere incontro, scambio e comunità.

L’Enoteca da Cesare ha accolto gli ospiti con un pranzo conviviale, trasformando l’incontro in una giornata di amicizia e calore umano, proprio come nella migliore tradizione di questo appuntamento letterario.

Con la presentazione di La nostra ultima storia, Matteo Pagliarusco conferma la sua doppia anima di scrittore e osservatore del tempo presente, capace di unire la sensibilità dell’artista alla lucidità del sociologo.
Un libro che non si limita a raccontare l’oggi, ma che ci costringe — con dolcezza e fermezza — a interrogarci sul domani.





Studiare le stelle non è solo un esercizio scientifico: è un atto profondamente umano. Forse il più umano di tutti.

Da sempre, alzare lo sguardo al cielo è il gesto che ci distingue, che ci ricorda di essere parte di qualcosa di immensamente più grande. Ogni nuova scoperta è come se accendesse una piccola luce nel buio dell’ignoto.

Le stelle hanno guidato i nostri viaggi nei mari, ispirato miti e poesie, spinto l’umanità a inventare strumenti e calcoli. Oggi ci spingono ancora oltre: studiarle significa capire meglio l’universo, ma anche capire meglio noi stessi. Perché quando scrutiamo le galassie lontane, in fondo, stiamo cercando di rispondere alla domanda più antica di tutte: da dove veniamo e dove stiamo andando?



C’è chi sostiene che esplorare lo spazio sia una perdita di tempo e denaro.
Eppure, noi Homo Sapiens siamo diventati ciò che siamo proprio perché abbiamo alzato lo sguardo al cielo. Non per fuggire dai problemi della Terra, ma per trovare nuovi strumenti per affrontarli.

Spegnere la curiosità non ha mai risolto nulla: la conoscenza è il motore che spinge in avanti l’umanità.
E la ricerca spaziale non sottrae risorse al nostro pianeta: al contrario, lo aiuta. Le tecnologie nate per esplorare l’universo oggi salvano vite, monitorano il clima, permettono comunicazioni istantanee in tutto il mondo e ci guidano ovunque, dagli oceani alle nostre città.

Ma il vero valore è ancora più profondo. Studiare lo spazio significa riconoscere che la conoscenza non ha confini. Che ogni ambito di ricerca — dalla medicina alle profondità marine — è un filo di una rete più grande. E l’universo è il telaio su cui quella rete si regge.

Quando osserviamo lo spazio, guardiamo anche nel nostro passato: la luce che ci raggiunge oggi è partita milioni di anni fa, portando con sé un messaggio antico che ha viaggiato nel tempo per arrivare fino a noi. Forse, in quelle luci lontane, troveremo un giorno la chiave per comprendere il nostro futuro.

Siamo Homo Sapiens perché non ci siamo accontentati di sopravvivere.
Abbiamo voluto capire, scoprire, esplorare.

La Terra è la nostra casa… ma l’universo è il nostro nuovo orizzonte. 
E smettere di studiarlo sarebbe come chiudere gli occhi… e fingere che il cielo non esista.

Matteo Pagliarusco

Il primo racconto internazionale firmato Vela Viola Edizioni

Di Giulia Reine
Disponibile ora in lingua inglese


Un mondo dove le maschere non sono travestimenti, ma sopravvivenza.

Una misteriosa epidemia si è diffusa. Le donne infette, nel momento più acuto del contagio, diventano letali: basta incrociare il loro sguardo per morire. La società reagisce come spesso accade: con paura, segregazione, violenza. Le donne vengono costrette a indossare maschere, esiliate, rinchiuse. Ma alcune di loro scelgono di resistere. Silenziose, forti, spietate. Non più vittime. Non più invisibili.

Masquerade è un breve racconto distopico crudo e visionario, dove la fantascienza incontra la mitologia, la critica sociale e il simbolismo.
Un futuro che sa di presente, una narrazione che scuote e fa riflettere.

Sullo sfondo: maschere veneziane, castelli in rovina, ospedali abbandonati, ribelli in incognito e creature misteriose nate da un contagio antico e profondissimo.
Al centro: le donne, la loro voce, il loro corpo, la loro vendetta.



Perché leggere Masquerade?

  • Perché è un racconto che lascia il segno, come un pugno e una carezza insieme.

  • Perché parla della nostra epoca con una potenza simbolica rara.

  • Perché è scritto con uno stile affilato, poetico e cinematografico.

  • Perché è il nostro primo titolo internazionale… e siamo fieri di iniziare così.


📘 Lingua: Inglese
📖 Pagine: 86
🌍 Disponibile in tutto il mondo



Vuoi leggere qualcosa che ti faccia riflettere, emozionare, arrabbiare, sperare?
Allora togli la maschera. E apri il libro.

"Ciò che trattieni ti trattiene. Ciò che lasci andare ti libera."
— Proverbio Zen

Cresciamo con l’idea che per realizzare i nostri sogni dobbiamo combattere, stringere i denti, non mollare mai. E questo, in parte, è vero. La passione è un fuoco che muove le montagne, la disciplina è la strada che le attraversa.



Ma c’è un’altra parte della storia che nessuno ci racconta mai abbastanza: imparare a lasciare andare. Imparare ad accettare.
E non come sconfitta, ma come forma altissima di libertà interiore.

Lasciare andare non è rinunciare. È respirare.

Quando desideriamo qualcosa con tutte le nostre forze — una carriera, un amore, un progetto, un risultato — c'è il rischio di cadere in una trappola invisibile: l'attaccamento.
Vogliamo così tanto che quella cosa accada da iniziare a soffocarla. A soffocarci.
La mente si aggrappa, si chiude, si tende come un pugno e non vede nient'altro. Ogni giorno che non accade diventa un giorno mancato.
Ogni passo falso, una sconfitta. Ogni ostacolo, un segno che “non siamo abbastanza”.

In molte tradizioni orientali — come quella buddista, ma anche nel taoismo — si insegna che per ottenere veramente qualcosa, dobbiamo prima accettare la possibilità di perderla.
Solo così possiamo camminare leggeri. Solo così possiamo vivere nel presente, e non in una costante ansia da prestazione del futuro.

Accettare è accogliere, non arrendersi

Accettare non vuol dire diventare passivi o rassegnati.
Vuol dire smettere di combattere contro la realtà, per iniziare a danzare con essa.

Se piove, non possiamo impedire alla pioggia di cadere. Ma possiamo scegliere se bagnarci con rabbia… o ballare sotto l’acqua.

Accettare che un sogno possa non avverarsi non significa smettere di provarci.
Significa non legare il nostro valore, la nostra identità, la nostra serenità, solo a quell’esito.
Significa essere liberi di desiderare… senza essere schiavi del desiderio.

Paradossalmente: è proprio quando lasci andare… che le cose arrivano.

Chi crea lo sa bene.
Uno scrittore, un regista, un artista, un atleta, uno scienziato: il momento in cui arrivano le vere intuizioni, le vere svolte, non è mai quello della tensione assoluta.
È quello del rilascio.

  • Quando smetti di forzare una scena, e la lasci vivere… ecco che prende forma.

  • Quando non cerchi più di controllare tutto… succede la magia.

  • Quando accetti che forse non ce la farai… ti accorgi che ce la stai già facendo.

Conclusione: la forza gentile del lasciar andare

Siamo abituati a pensare che lasciare andare sia sinonimo di perdere.
Ma forse, più spesso di quanto pensiamo, lasciare andare è proprio ciò che ci permette di ottenere. E, soprattutto, di vivere altre strade... altre avventure che prima ci precludavamo.

Ci permette di camminare con fiducia, senza il peso dell’ansia.
Di costruire senza paura del fallimento.
Di amare senza bisogno di possedere.
Di vivere ogni giorno con intensità… ma anche con leggerezza.

E se ogni tanto non andrà come volevamo, va bene.
Non è un fallimento. E' la vita.




di Matteo Pagliarusco

Ci pensate mai alle stelle? Scontato per noi rispondere: sempre!


Ovviamente questa volta non ci riferiamo a quelle di Hollywood, ma quelle vere, quelle che brillano sopra di noi quando ci fermiamo a guardare il cielo, di notte, magari con un po’ di freddo che pizzica il naso. Quelle che i latini chiamavano astra e sidera, parole che, anche se non ce ne accorgiamo, portiamo ancora sulle nostre labbra ogni giorno.


Perché le stelle non stanno solo in cielo. Vivono nascoste nelle parole che diciamo.


Pensate a considerare. Bella parola, no? Nasce proprio da lì: con-sidera-re, "guardare con le stelle". Gli antichi le osservavano per trovare la rotta da seguire, per capire il futuro, per cercare risposte. E ancora oggi, anche se non lo sappiamo, ogni volta che “consideriamo” qualcosa, stiamo chiedendo un piccolo consiglio alle stelle.


Oppure assiderare "rimanere troppo tempo sotto le stelle", che ci ricorda le notti gelide passate sotto il firmamento, quando si rimane lì, immobili, a guardarle così a lungo che alla fine si resta congelati, con la testa piena di pensieri e il cuore pieno di silenzi.


E poi c’è disastro. Una parola che suona pesante, ma che in fondo racconta una storia antica: dis-astro, “cattiva stella”. Quando le cose vanno male, quando tutto sembra crollare, in fondo stiamo dicendo che è colpa di una stella storta che ci ha tirato un brutto scherzo. E ammettiamolo, a volte è bello dare la colpa a una stella, invece che a noi stessi.


Infine, c’è una parola che tutti portiamo dentro: desiderio. Anche qui ci sono le stelle. Ma stavolta non ci sono, o meglio, de-sidera, le stelle mancano. Il desiderio nasce proprio da lì, da quel senso di vuoto che si prova quando il cielo è buio e le stelle non si vedono, da quella voglia di luce che ci spinge a cercare, a sognare, a volere qualcosa che ancora non abbiamo.


Perché, in fondo, siamo fatti così: un po’ di carne, un po’ di sogni, e un cielo pieno di stelle che ci guida anche quando non ce ne rendiamo conto.



Noi di Vela Viola crediamo che le parole siano piccole costellazioni da attraversare, tracce luminose che possono indicare strade, accendere pensieri, nutrire sogni.


La prossima volta che guardate il cielo, pensateci: le stelle non sono poi così lontane. Alcune le portate già con voi, ogni volta che aprite bocca per parlare.


E allora, che sia per considerare, per desiderare o per sognare, non smettete mai di alzare gli occhi al cielo.
Perché lì sopra, da qualche parte, c’è sempre una stella che aspetta di essere guardata.



Oggi vogliamo condividere con voi una notizia che per noi di Vela Viola è motivo di grandissima felicità!

La nostra Federica Zambrano, che da tempo collabora con noi come giornalista, editor e traduttrice, ha appena iniziato un nuovo progetto con Il Giornale di Vicenza.
Si tratta della newsletter “Eroi del Clima”, che racconta le storie vere di chi, ogni giorno, fa qualcosa per prendersi cura dell’ambiente.

Qui potete leggere il primo articolo

È un progetto bellissimo, che parla di piccole azioni e grandi persone. E chi conosce Federica sa che è la persona giusta per raccontarle. Lo fa con sensibilità, attenzione e rispetto.



Parlare di ambiente e cambiamento climatico oggi è fondamentale. 
Farlo bene, con profondità e umanità, ancora di più.

In un mondo che spesso si distrae o gira la faccia dall’altra parte, raccontare queste storie può fare la differenza. Può ispirare, smuovere coscienze, creare una rete di persone che ci credono davvero. Ne abbiamo bisogno!

Didascalia tratta dal sito del Giornale di Vicenza


Ma non è tutto: da poco ha anche preso il tesserino da pubblicista presso l’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Un traguardo che si è guadagnata con impegno, costanza e tanto duro lavoro.

Siamo orgogliosi di lei. Davvero.

Continua così!



Giovedì 10 aprile 2025, nella sala Celotto della biblioteca di Ponte di Nanto (VI), si è vissuta una serata davvero speciale. Matteo Pagliarusco – regista, scrittore, insegnante ed educatore – ha incontrato i cittadini di Nanto per parlare di ragazzi, emozioni, futuro e vita, partendo dal suo libro “La dinosaura che voleva camminare all’insù”.



L’evento, organizzato con il patrocinio del Comune di Nanto, in collaborazione con l’associazione Nanto Terra Berica e la casa editrice Vela Viola Edizioni, ha visto un pubblico molto partecipe, curioso e attento. Tante le domande, tante le riflessioni condivise, in un clima semplice ma profondo, fatto di ascolto, confronto e voglia di capire meglio i giovani – e forse anche un po’ noi stessi.



Il libro di Matteo, scritto con il linguaggio dei più piccoli ma rivolto soprattutto agli adulti, è stato il punto di partenza per affrontare temi importanti in modo leggero, diretto e umano. E così, tra un sorriso e qualche momento di riflessione, si è parlato di crescita, sogni, scelte difficili, coraggio e libertà.



La serata si è conclusa con un bel giro di firmacopie, pieno di dediche personalizzate, strette di mano, chiacchiere e affetto. Una di quelle occasioni in cui si esce più ricchi di come si è entrati, con qualcosa di bello che resta dentro.



Questo incontro fa parte di una rassegna di eventi culturali promossa nel territorio di Nanto, che punta a valorizzare il dialogo, la lettura, il pensiero critico e la bellezza dell’incontro umano. Un programma fatto di ospiti, laboratori, letture animate e momenti di confronto pensati per tutte le età, che sta portando cultura e partecipazione anche nei piccoli centri, dimostrando quanto ci sia voglia di condividere, imparare e crescere insieme.

Una bella dimostrazione che la cultura, quando è viva e sentita, non ha bisogno di grandi palcoscenici per lasciare il segno. Basta una sala, un libro, e delle persone disposte ad ascoltarsi davvero.






Di Matteo Pagliarusco



Ci sono esperienze che ti restano dentro, che ti fanno capire quanta strada hai percorso e quanta ancora ne vuoi fare. Sabato 29 marzo 2025 è stata una di quelle serate. Sono stato ospite di Il Salotto della Zia, la trasmissione di Rete Brescia condotta dalla straordinaria Zia Lara, e ho avuto il piacere di condividere questa avventura con amici e colleghi: l’attore Giorgio Recchia, il rievocatore e stunt coordinator Davide Tronca e il regista Alessandro Rindolli.

Abbiamo parlato di cinema indipendente, di passione, di sacrifici. Di quella follia che ci spinge a raccontare storie anche quando i mezzi sono pochi, ma il cuore è immenso. Abbiamo discusso delle difficoltà di fare cinema d’autore in Italia, di cosa significhi girare un film senza un grande budget ma con un’enorme voglia di farcela. E naturalmente, ho raccontato anche di Lo chiamavano Marcus, il mio film medievale, un progetto che è diventato realtà con impegno, sudore e un incredibile lavoro di squadra.




L’atmosfera era magica. Zia Lara ha saputo rendere la chiacchierata intensa e leggera allo stesso tempo, facendoci sentire a casa. Abbiamo riso, ci siamo emozionati, ci siamo riconosciuti nelle storie l’uno dell’altro. E alla fine, la cosa più bella: l’invito a tornare tra qualche mese per continuare questa conversazione.

Ripensandoci, mi viene un nodo alla gola. Perché questa strada l’abbiamo costruita da zero, pezzo dopo pezzo, con le nostre sole forze. Ogni traguardo, ogni piccolo successo, è un passo in avanti in un mondo che spesso sembra chiuso a chi non ha grandi risorse. Ma noi non molliamo. E serate come questa lo dimostrano.




Se volete rivedere la puntata, segnatevi queste date:

📺 Rete Brescia (Canale 99)

  • Mercoledì 2 aprile 2025 – ore 21:00

  • Domenica 6 aprile 2025 – ore 13:50

📺 Lombardia TV (Canale 80)

  • Sabato 5 aprile 2025 – ore 21:15

  • Domenica 6 aprile 2025 – ore 23:00

Oppure potete recuperarla sul canale Youtube de “Il Salotto della Zia” a questo link: https://youtu.be/2nHvM_4_Kzw?si=U3lMQmDRmzThxGOq




Guardatela, e poi ditemi cosa ne pensate. Perché questa è la nostra storia, e la stiamo scrivendo insieme. ❤️


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Scopri questo fantastico libro!!




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Giovedì 10 aprile 2025, nella sala Celotto della biblioteca di Ponte di Nanto (VI), si è vissuta una serata davvero speciale. Matteo Pagliarusco – regista, scrittore, insegnante ed educatore – ha incontrato i cittadini di Nanto per parlare di ragazzi, emozioni, futuro e vita, partendo dal suo libro “La dinosaura che voleva camminare all’insù” . L’evento, organizzato con il patrocinio del Comune di Nanto , in collaborazione con l’associazione Nanto Terra Berica e la casa editrice Vela Viola Edizioni , ha visto un pubblico molto partecipe, curioso e attento. Tante le domande, tante le riflessioni condivise, in un clima semplice ma profondo, fatto di ascolto, confronto e voglia di capire meglio i giovani – e forse anche un po’ noi stessi. Il libro di Matteo, scritto con il linguaggio dei più piccoli ma rivolto soprattutto agli adulti, è stato il punto di partenza per affrontare temi importanti in modo leggero, diretto e umano. E così, tra un sorriso e qualche momento di riflessione, s...
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Federica Zambrano tra le giornaliste del progetto 'Eroi del clima' del Giornale di Vicenza

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Vela Viola all'Accademia di Belle Arti di Venezia: una tesi che ci ha fatto brillare!

  Immaginatevi questo: un’accademica talentuosa, fresca di laurea con un meritato 110 all’Accademia di Belle Arti di Venezia, decide di dedicare la sua tesi proprio a noi.  Sì, avete capito bene!  Serena Bedin ha scritto "Verso nuovi orizzonti - alla scoperta di Vela Viola attraverso il suo rebranding", un lavoro incredibile che ha esplorato ogni angolo della nostra realtà editoriale e cinematografica indipendente. Serena ha scavato nel cuore pulsante di Vela Viola, analizzando la nostra storia, il nostro stile narrativo e tutto l’universo creativo che ci contraddistingue. Ma non si è fermata qui: ci ha regalato uno studio dettagliato sulla nostra immagine e ha progettato un rebranding che ci ha lasciati a bocca aperta. Questo lavoro non è solo un bellissimo tributo alla nostra realtà, ma anche un esempio di quanto il cinema e l’editoria indipendenti possano ispirare e generare valore culturale. Per noi, è stato un po' come specchiarci e riscoprirci sotto una luce nuova —...
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Lasciare andare, accettare… e vivere davvero

"Ciò che trattieni ti trattiene. Ciò che lasci andare ti libera." — Proverbio Zen Cresciamo con l’idea che per realizzare i nostri sogni dobbiamo combattere, stringere i denti, non mollare mai. E questo, in parte, è vero. La passione è un fuoco che muove le montagne, la disciplina è la strada che le attraversa. Ma c’è un’altra parte della storia che nessuno ci racconta mai abbastanza: imparare a lasciare andare. Imparare ad accettare. E non come sconfitta, ma come forma altissima di libertà interiore. Lasciare andare non è rinunciare. È respirare. Quando desideriamo qualcosa con tutte le nostre forze — una carriera, un amore, un progetto, un risultato — c'è il rischio di cadere in una trappola invisibile: l' attaccamento . Vogliamo così tanto che quella cosa accada da iniziare a soffocarla. A soffocarci. La mente si aggrappa, si chiude, si tende come un pugno e non vede nient'altro. Ogni giorno che non accade diventa un giorno mancato. Ogni passo falso, ...
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La fondamentale importanza dei cartoni animati per la crescita dei bambini

Spongebob, il cartone animato preferito di Liam (5 anni) di Matteo Pagliarusco Tratto dal suo libro “Realizziamo insieme un cartone animato! - Produzioni multimediali e cinematografiche per la scuola dell'infanzia” I cartoni animati rappresentano un mondo magico e indispensabile per i bambini. Non sono solo un modo divertente per passare il tempo, ma anche uno strumento educativo di grande valore. Attraverso le storie e i personaggi animati, i più piccoli possono esplorare il mondo che li circonda, imparare nuove parole, scoprire emozioni e acquisire capacità utili per affrontare i primi ostacoli della vita. Un'esperienza educativa completa I cartoni animati offrono un'esperienza didattica ricca e coinvolgente. Grazie a loro, i bambini possono familiarizzare con suoni, forme e colori, stimolando l'immaginazione e la creatività. La musica, elemento spesso centrale nei cartoni, è un veicolo che li porta a ballare, inventare nuovi giochi e sviluppare un linguaggio fantasio...
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Crescere è difficile, ma ne vale la pena: il paradosso del cambiamento

di Matteo Pagliarusco Viviamo in un mondo in cui spesso siamo portati a difendere le nostre intenzioni, dimenticando che il nostro impatto sugli altri conta più di ciò che volevamo comunicare. Accettare che possiamo ferire qualcuno, anche senza volerlo, è una lezione difficile ma essenziale. Quando qualcuno ci dice di essersi sentito male per un nostro gesto, il primo istinto è giustificarci: "Non era mia intenzione" o "Stai esagerando". Tuttavia, il dolore è soggettivo e ciò che per noi può sembrare insignificante, per qualcun altro può avere un grande peso. Essere maturi emotivamente significa saper mettere da parte l’orgoglio e ascoltare davvero. Non si tratta di vivere con il senso di colpa, ma di cogliere l’opportunità di crescere, imparando a riconoscere l’effetto delle nostre parole e azioni. Ammettere un errore non ci rende deboli, ma persone più consapevoli e autentiche. Ogni errore può trasformarsi in un’occasione per costruire relazioni più profonde e sin...
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Le stelle tra le parole

di Matteo Pagliarusco Ci pensate mai alle stelle ? Scontato per noi rispondere: sempre! Ovviamente questa volta non ci riferiamo a quelle di Hollywood, ma quelle vere, quelle che brillano sopra di noi quando ci fermiamo a guardare il cielo, di notte, magari con un po’ di freddo che pizzica il naso. Quelle che i latini chiamavano astra e sidera , parole che, anche se non ce ne accorgiamo, portiamo ancora sulle nostre labbra ogni giorno. Perché le stelle non stanno solo in cielo. Vivono nascoste nelle parole che diciamo. Pensate a considerare . Bella parola, no? Nasce proprio da lì: con-sidera-re , "guardare con le stelle". Gli antichi le osservavano per trovare la rotta da seguire, per capire il futuro, per cercare risposte. E ancora oggi, anche se non lo sappiamo, ogni volta che “consideriamo” qualcosa, stiamo chiedendo un piccolo consiglio alle stelle. Oppure assiderare  "rimanere troppo tempo sotto le stelle" , che ci ricorda le notti gelide passate sotto i...
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Perché studiare lo spazio? Una risposta che ci riguarda tutti

Studiare le stelle non è solo un esercizio scientifico: è un atto profondamente umano . Forse il più umano di tutti. Da sempre, alzare lo sguardo al cielo è il gesto che ci distingue, che ci ricorda di essere parte di qualcosa di immensamente più grande. Ogni nuova scoperta è come se accendesse una piccola luce nel buio dell’ignoto. Le stelle hanno guidato i nostri viaggi nei mari, ispirato miti e poesie, spinto l’umanità a inventare strumenti e calcoli. Oggi ci spingono ancora oltre: studiarle significa capire meglio l’universo, ma anche capire meglio noi stessi . Perché quando scrutiamo le galassie lontane, in fondo, stiamo cercando di rispondere alla domanda più antica di tutte: da dove veniamo e dove stiamo andando? C’è chi sostiene che esplorare lo spazio sia una perdita di tempo e denaro. Eppure, noi Homo Sapiens siamo diventati ciò che siamo proprio perché abbiamo alzato lo sguardo al cielo . Non per fuggire dai problemi della Terra, ma per trovare nuovi strumenti per affro...
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